RIFUGIO ALBANI TRA CIELO E TERRA

RIFUGIO ALBANI TRA CIELO E TERRA

Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna ( cit. Walter Bonatti)….

E’ con questa frase che voglio iniziare a descrivervi l’itinerario, fatto sabato scorso, nella stupenda val di Scalve, complice un cielo terso e i primi colori dell’autunno, grazie anche alla gentile accoglienza e alla simpatia dei rifugisti Sandra e Chicco, la giornata al Rifugio Albani, rimane una tra le più belle trascorse sui monti.

Siamo ormai nel pieno dell’autunno, l’estate indiana sta prendendo sempre più piede, il verde, poco alla volta cede il passo alle magnifiche tonalità del giallo e dell’arancione, i boschi si riempiono di colore, i sentieri si stanno coprendo del manto di foglie che piano piano si lasciano cadere dolcemente dagli alberi, tutto si sta preparando al lungo letargo, ma il sole scalda e illumina ancora queste giornate di metà ottobre, un occasione imperdibile, un richiamo a cui non si può rinunciare, la montagna è li davanti a noi, e noi siamo pronti a scoprire tutta la sua bellezza.

Oggi si sale al rifugio Albani, ormai possiamo dire un classico per noi, almeno una volta all’anno, bisogna rendere omaggio a questo luogo stupendo.

Già dal balcone di casa, possiamo vederlo, la sul cucuzzolo della montagna, e dietro un cielo azzurro, la giornata promette bene.

Ci sono diversi sentieri per raggiungere il rifugio Albani, per la salita abbiamo scelto il classico e forse più conosciuto che parte dalla contrada di Carbonera (COLERE), per raggiungere seguite le indicazioni per gli impianti di risalita, lasciamo la macchina nel parcheggio sterrato degli impianti e prendiamo la strada asfaltata che sale verso l’eco museo delle miniere. Un cartello indica il sentiero n. 403, che seguiremo fino a raggiungere il rifugio. Camminiamo, lasciamo alla nostra sinistra il museo, vi consiglio una visita, per conoscere un pezzo di storia di questo paese e dell’estrazione mineraria della Fluorite. Abbandoniamo l’asfalto per iniziare la salita su strada cementata, molto ripida, risale tra i boschi, qua le gambe sono subito messe a dura prova, tagliamo la pista da sci che porta in paese e rientriamo nel bosco, la strada si addolcisce un pochino rispetto a prima, superiamo una piccola baita alla nostra destra, superiamo un piccolo torrente, poco sopra possiamo scegliere se tagliare nel bosco e proseguire dritti, o seguire la strada che poco più sopra rientra anch’essa nel bosco, noi scegliamo la seconda, perché voglio dare uno sguardo al paese dalle piste. Sulla destra troverete una baita e alla vostra sinistra, il sentiero che prosegue nel bosco, abbandoniamo la strada e proseguiamo nel bosco.  Arriviamo al bellissimo ponte in legno e poco sopra la stupenda e classica baita nel bosco, un cartello in legno indica la strada da seguire per il rifugio, i colori dell’autunno, i funghi che spuntano dal terreno, non mi stupirei di vedere David Gnomo, l’ambientazione è un po quella, sembra di essere catapultati in un libro di fiabe per i bambini. Il bosco in questo periodo è davvero magico.

Superiamo il ponte, il sentiero riprende a salire ripido all’interno del bosco, a gradoni, tra radici e sassi, superiamo un breve tratto di piano e riattraversiamo la pista, rientriamo nel bosco alla nostra destra e proseguiamo sempre all’interno dello stesso, poco sopra riattraversiamo per l’ultima volta la pista da sci e proseguiremo sulla sinistra all’interno del bosco, che poco alla volta inizia a regalarci qualche scorcio, più saliamo più la natura inizia a diradarsi, regalandoci panorami davvero meravigliosi su tutta la val di Scalve e oltre.

Il sentiero n. 403 che stiamo percorrendo, non presenta grandi difficoltà, soltanto chiede un minimo di allenamento e di fiato, dalla partenza in paese fino al rifugio non molla un secondo, i tratti di piano sono veramente pochissimi e minimi, contandoli penso che non arrivo forse neanche al quinto dito della mano. Ormai è quasi un ora e mezza che si cammina, contando le pause fotografiche. Raggiungiamo la parte finale del bosco e lo abbandoniamo del tutto, arrivando al ghiaione, ormai manca solo il tratto finale, il rifugio è sopra la nostra testa ancora non lo vediamo, ma spingendoci un po più avanti, lo avremo sotto gli occhi fino a raggiungerlo. All’uscita del bosco, dove inizia il ghiaione, c’è l’incrocio col sentiero n. 406, che può essere in estate una valida alternativa per raggiungere il rifugio, infatti prendendo la seggiovia che parte dall’abitato di Colere, si raggiunge località Polzone da qui a piedi prendete il sentiero sulla vostra sinistra (n. 406) tagliando la pista e passando sotto lo skilift entrate nel bosco, lo superate, attraversate il tratto finale della mitica pista Italia e proseguite dritto in falso piano fino ad incrociarvi al sentiero n. 403. Questo sentiero lo consiglio a chi non vuole rinunciare a salire al rifugio, ma non se la sente di affrontare un dislivello di poco meno di 1000m, ma sopratutto lo consiglio alle famiglie con bambini di 4/5 anni che sono già dei piccoli montanari, ma che non hanno ancora sufficiente forza per affrontare un dislivello importante.

Ed eccoci sotto la famigerata RATA, in bergamasco “RIPIDA” forse il tratto più impegnativo del sentiero non tanto per la lunghezza in circa 20 minuti di cammino si arriva alla meta, ma avendo il rifugio sotto gli occhi ti sembra di non arrivare mai, cammina e cammina, sali e sali, mi raccomando non rimanete mai senz’acqua in questo punto, vi assicuro che vi sembra di attraversare il deserto sotto il sole cocente!!!

Ormai manca davvero poco al rifugio e davanti a noi tutto lo spettacolo della bellezza del massiccio della Presolana, la regina delle Orobie. E si la spettacolare montagna che fa da cornice al rifugio. Ultimo tratto come del resto tutto il sentiero è una costante salita, gli ultimi sforzi e raggiungiamo un terrazzo panoramico sulla val di Scalve, dove troviamo il rifugio vecchio, le ex baracche dei minatori, l’entrata alle miniere, un vecchio trenino utilizzato per il trasporto del materiale e l’ex locale batterie, un pezzo di storia di Colere e degli abitanti di questo paese, le miniere furono attive fino agli anni 70. Qua trovate anche dei tavoli da picnic, una stupenda fontanella in legno pronta per dissetarvi (una volta sulla fontana vi è una targhetta in legno con scritto TU STANCO, IO FRESCA E PURA, oggi purtroppo quella targhetta in legno non c’è più).

Riprendiamo il cammino per affrontare l’ultima salita prima di raggiungere la nostra meta, ormai pochi passi e il rifugio Albani è stato conquistato. Ci troviamo a 1939 m. di altidunine, ed ecco perché la frase iniziale, quassù davvero sembra di toccare il cielo con un dito e la vista veramente spazia all’infinito, circondato da stupende montagne tutte con una loro storia da raccontare, alla destra il massiccio della Presolana, è ben evidente lo Spigolo, una palestra di roccia naturale, se fate attenzione potrete intravedere qualcuno che sta scalando, alle spalle il comprensorio sciistico di Colere e il monte Ferrante con i suoi 2500 m da lassù la vista su tutta la pianura e oltre, si dice che nelle giornate limpide di può vedere la madonnina del Duomo di Milano, purtroppo io non ho ancora avuto l’occasione, tutte le volte che sono salita solo nebbia. E dal balcone del rifugio sotto ai nostri piedi l’abitato di Colere e tutta la val di Scalve, il Pizzo Camino partendo da destra, il passo dei Campelli, in fondo il ghiacciaio dell’Adamello, il Tornello, il Gleno, il Sasna, il passo della Manina…..forse uno dei rifugi più panoramici delle Orobie.

Ad attendervi al rifugio Albani, ci sono Chicco e Sandra, i gestori, che con grande simpatia e allegria, ti accolgono nel loro piccolo angolo di paradiso. Sandra vi accoglie con la sua gentilezza e con il suo buongiorno ben arrivati, che al giorno d’oggi è cosa rara, Chicco perfetto padrone di casa, sa come intrattenere i propri ospiti, oltre a prendervi per la gola con ottimi piatti, sarà in grado di strapparvi tante risate con la sua simpatia e la sua allegria e nel caso c’è sempre un bicchierino di grappa per rallegrare ancora di più l’atmosfera. Posso dirlo con il cuore, veramente in pochi rifugi si respira un aria di serenità e di felicità, e il rifugio Albani è uno di questi. Ma dopo 900 di dislivello, la fame si fa sentire e proprio in questo week end viene inaugurato un nuovo piatto della tradizione bergamasca o meglio scalvina, dopo i casoncelli, gli scarpinoc ecco a voi le creste scalvine, ravioli ripieni di fonduta di formagella scalvina che ricreano le creste scalvine, assolutamente da provare, dire squisite è relativo, davvero un piatto che ci ha sorpreso per la sua bontà. Riprese le fatiche dell’andata e dopo aver scambiato quattro chiacchere con una coppia che condivideva con noi il tavolo e averci dato qualche dritta per esplorare la valle dell’adamello, salutiamo e riprendiamo il nostro cammino, prima di riprendere la via del ritorno, obbligo salita alla croce per ammirare ancora una volta il panorama.

Ed ora si riprende la via del ritorno, però cambiando strada, scendendo dal sentiero n. 401 e poi n. 402, attraverso il colle della Guaita. Riprendiamo a ritroso la strada e giungiamo al bivio tra i sentieri n. 403 e n. 401, prendiamo il sentiero alla nostra destra (401) che ci porta al colle della Guaita, passiamo sopra il laghetto di Polzone, in secca, per vederlo nel suo massimo splendore, il periodo migliore è tra fine maggio e giugno con il disgelo delle nevi, lo spettacolo è garantito. Mentre camminiamo porgiamo l’ultimo saluto al rifugio, prima di scomparire dietro la montagna.

Continuiamo lungo il sentiero che ormai è tutto in discesa, la prima parte in un ghiaione dove troviamo la diramazione tra il sentiero 401 e 402, il primo vi porta diretti all’attacco del passo della porta, una via ferrata che vi porta tra le guglie della Presolana per poi giungere fino al passo della Presolana. Noi invece proseguiamo lungo il sentiero n. 402, oltrepassato il ghiaione, il sentiero continua nella fitta vegetazione, il sentiero è abbastanza stretto, ma non essendo esposto non vi sono grandi difficoltà, attenzione che in questo periodo, sassi e radici in superficie risultano molto scivolose a causa dell’umidità. Lungo il percorso, troverete una piccola deviazione “BELVEDERE ALPINO” assolutamente non fatevi scappare l’occasione di osservare ancora una volta il magnifico panorama sulla val di Scalve. Dal sentiero in 3 minuti come precisato sul cartello arriverete al belvedere alpino a 1691 m.

Questo balcone naturale fa parte di un percorso denominato sentieri colorati, che grazie al lavoro del gruppo alpini di Colere, hanno sistemato e ridato vita a sentieri lungo il paese che piano piano stavano scomparendo. Il belvedere alpino contraddistinto dal colore azzurro, si raggiunge da Pian di Vione, la pineta posta sopra l’abitato di Colere e in 60′ minuti di cammino potrete vedere con i vostri occhi questo spettacolo, l’itinerario è abbastanza impegnativo fisicamente in quanto tutto in salita, attraverserete un ghiaione con la neve perenne, sarete sempre sotto lo sguardo della Presolana e delle quattro Matte, lungo il percorso fate una piccola deviazione per ammirare anche le Calchere (forno per la produzione di calce). Dopo la breve deviazione, giù diretti fino in paese, il sentiero continua tra boschi e massi, il cielo si è velato e il sole ci ha abbandonato.

Ultime foto di rito, ormai la stanchezza si fa sentire, entriamo nel bosco, per raggiungere Pian di Vione, una bellissima abetaia dove poter fare dei bellissimi pic nic o grigliate.

 

Giunti in pian di Vione, invece di prendere la strada che scende diretta in paese, prendiamo il sentiero colorato arancione che ci porta tra sali e scendi proprio davanti all’eco museo di Colere e poi direttamente al parcheggio.

Un bellissimo itinerario, per scoprire le bellezze della val di Scalve e un po di storia di Colere, impegnativo a livello fisico per il dislivello circa 900m, le tempistiche dal paese di Colere con il sentiero n. 403 sono di 2.30, noi ci abbiamo messo 2 ore. Di sicuro non è indicato per bambini piccoli e sopratutto se portati in spalla perché sarebbe davvero massacrante, però per i bambini dai 6 anni in su abituati alla montagna e alle camminate risulta un itinerario ricco di spunti e di scoperte. Cosa utile da sapere lungo il percorso non sono presenti fontane per l’acqua, quindi partite ben attrezzati sopratutto in estate. Come scritto in precedenza per chi non vuole affrontare tutto questo dislivello, in estate, con l’apertura degli impianti, il primo tratto può essere evitato salendo in seggiovia giunti in Polzone sulla sinistra parte il sentiero n. 406 che vi porta al rifugio evitandovi così il primo tratto impegnativo, ma vi ricordo che vi congiungerete al n. 403 in prossimità della RATA dove richiede un un maggior sforzo fisico, dalla località Polzone al rifugio ci sarà circa un ora e poco più di cammino. Per chi invece ha bimbi piccoli e vuole comunque salire al rifugio Albani, vi consiglio di utilizzare la strada di servizio per raggiungere il rifugio, prendendo le due seggiovie, la prima che vi porta in Polzone e poi la seconda che raggiunge Cima Bianca, da qui sulla sinistra troverete la strada che in 20 minuti circa in discesa vi porta al rifugio, quest’ultimo noi l’abbiamo utilizzato quando la piccola Adelaide aveva 5 mesi e con amici con bambini, quindi assolutamente consigliato, però vi ricordo zaino porta bimbo, no passeggino da trekking.

L’abitato di Colere (val di Scalve) si raggiunge attraverso il passo della Presolana (val Seriana). Nelle zone limitrofe di Milano e dintorni in circa 2 ore di macchina si raggiunge il paese.

Ora attendiamo che arrivi la neve per poter raggiungerlo con ciaspole e bob!!!

A presto con nuove avventure liberiinnatura….

Di seguito vi lascio tutti i link utili per organizzare la vostra gita:

https://www.rifugi.lombardia.it/bergamo/colere/rifugio-albani.html

http://https://www.facebook.com/rifugioalbanipresolana/

http://www.prolococolere.it/

http://www.valdiscalve.it/

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